Consorzio di bonifica: l’ostinata persistenza ai danni del Bosco

Già il compianto Gianni Gobbi negli anni ’70 del secolo scorso evidenziava come i ripetuti interventi di “pulizia”, da parte del consorzio di bonifica, avessero causato una netta diminuzione della biodiversità vegetale all’interno dei canali del Bosco Pantano. Nel 2007 Lipu e WWF regionale hanno presentato un esposto alla Comunità Europea, ma la modalità e le tempistiche di intervento non sono cambiate. Nel frattempo la Regione Basilicata, sulla scheda identificativa della ZPS/ZSC, definisce “la gestione dei canali di bonifica con conseguente “ripulitura” delle sponde…un elevato fattore di rischio per le popolazioni di Emys orbicularis e per diverse specie entomatiche” e ritiene urgente individuare un’opportuna forma di gestione di tali manufatti. Riferendosi alla lontra inserisce “tra i fattori che possono influenzare negativamente la conservazione delle specie… la “ripulitura” dei canali di bonifica” e per gli invertebrati protetti dalla direttiva europea considera necessario il mantenimento della vegetazione igrofila presente nei canali di bonifica. Lo stesso Ente ha adottato, nel 2012, le “Misure di Tutela e di Conservazione” per i siti Rete Natura 2000 all’interno delle quali, tra gli obiettivi specifici per il Bosco Pantano, rientrano la pianificazione della manutenzione dei canali di bonifica rispettando i criteri di conservazione e la “preservazione degli ambienti ripariali e acquatici. Nel gennaio 2022 nove associazioni locali hanno segnalato le irregolarità nella manutenzione dei canali del Bosco agli Enti e alle Autorità competenti. Legambiente Basilicata a novembre 2022 ha denunciato la non conformità dei lavori effettuati dal Consorzio di bonifica nell’area a tutela. Eppure…

All’albo pretorio della Regione Basilicata, il 18/03/2025, è stata pubblicata la determina n. 36 con la quale si è proceduto alla nomina della Commissione giudicatrice della gara “Lavori di miglioramento della funzionalità idraulica del canale scolmatore n.1… Come per altri atti presenti sull’albo, non è allegato il pdf del documento, ma, dal portale delle gare d’appalto, possono essere scaricati liberamente gli atti e la relativa documentazione. L’ ente proponente tali lavori è il consorzio di bonifica della Basilicata. Il totale del progetto, finanziato con soldi pubblici afferenti al PNRR, è di 8.357.177,35 €.

Il canale scolmatore n.1 rientra interamente all’interno della ZPS/ZSC “Bosco Pantano di Policoro e Costa Ionica Foce Sinni” e si sviluppa, per circa due chilometri, dalla ferrovia fino al suo sbocco in mare. Per circa 1900 metri presenta argini di cemento che terminano, all’interno del Bosco, in corrispondenza dell’inizio della galleria di canne e cannucce di palude. Osservando dal satellite si notano a sinistra il canale 1 e a destra il canale 3 che raccoglie l’acqua proveniente da monte e, oltrepassata la ferrovia, per la maggior parte devia verso destra. Anche questi ultimi due canali (1 e tratto a destra del 3) oggetto di intervento, seppure al limite, rientrano all’interno dell’area protetta. L’acqua proveniente invece dal canale 1, seguendo il suo corso, si immette nello scolmatore n.1. In corrispondenza dell’incrocio dei canali è presente l’impianto di sollevamento che, stando al progetto, dovrebbe essere il sito del cantiere principale.

Già qui sorge la prima anomalia di questo progetto: eccetto il tratto a monte della ferrovia, tutti i canali oggetto di intervento rientrano all’interno dell’area protetta, mentre nello studio di fattibilità ambientale il consorzio ha dichiarato che: gli interventi di progetto non interessano in alcun modo le aree SIC e ZPS della Basilicata. Perché ha negato di essere nel pieno di una ZPS/ZSC? Non è possibile che tale realtà sia sfuggita tanto al consorzio quanto alla Regione Basilicata. Forse per evitare la VIncA? Infatti, ogni progetto che può avere un impatto su un sito Rete Natura 2000, come è la ZPS/ZSC del Bosco Pantano, secondo la direttiva europea deve essere sottoposto alla Valutazione di Incidenza Ambientale ma questa non è presente tra la documentazione presentata dal consorzio. Inoltre, il consorzio negando l’esistenza dell’area protetta, non solo non prende in considerazione la VIncA, ma esclude anche la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Cita solamente la presenza della Riserva ma, ricusando la presenza del sito Rete Natura 2000, conclude che “Il canale scolmatore ricade nella riserva naturale di Bosco Pantano di Policoro ma gli interventi di ripristino e manutenzione non interferisce (sic) con la disciplina che norma le aree protette.” Eppure anche la semplice manutenzione dei canali da sempre entra in contrasto con i criteri di conservazione…

Dallo studio di fattibilità ambientale

I lavori, come si evince dalla relazione generale e dallo studio di fattibilità ambientale, consisterebbero nella pulizia dei canali, nella realizzazione di paratoie apribili, nel rivestimento dei canali (con calcestruzzo e armatura), nel ripristino delle sponde, nella realizzazione di due rampe per l’accesso all’interno del canale anche con mezzi meccanici e in altri interventi tecnici. Per la “pulizia dei canali” il consorzio di bonifica da sempre interviene nel Bosco con modalità e tempistiche errate, non rispettando minimamente i criteri di conservazione imposti e causando danni ingenti ad un biotopo già fragile e in regressione come quello del Bosco Pantano. Le stesse foto inserite negli elaborati, scattate nella ZPS/ZSC, documentano una gestione dei canali di bonifica non conforme con la vincolistica presente nell’area. Il consorzio, nella relazione generale, afferma che “la vegetazione erbacea non può essere lasciata in loco, poiché subirebbe processi di umificazione e mineralizzazione. Questi processi aumenterebbero la fertilità del suolo, rendendo necessari sfalci più frequenti” ma, di fatto, nell’area protetta, ha sempre abbandonato vegetazione e sedimenti rimossi nelle vicinanze dei canali e all’interno del bosco. All’interno dello scolmatore andrebbe realizzata una nuova paratoia ma, negli elaborati tecnici, nulla viene detto in merito al mantenimento di un adeguato livello idrico (critico soprattutto in estate) a valle della paratoia, per garantire la sopravvivenza degli ambienti umidi, ripariali e delle specie di interesse comunitario che popolano i corsi d’acqua artificiali.

Per il consorzio il rivestimento dei canali, alcuni ancora privi di argini di cemento, come si evince dalla documentazione, andrebbe effettuata con lastre di calcestruzzo gettate in opera e posa di armatura. Invece è bene ricordare che le misure di conservazione per tutte le ZPS prevedono: preservazione e ripristino degli ambienti ripariali e acquatici; divieto di sfalcio durante il periodo riproduttivo di specie ornitiche di interesse comunitario; monitoraggio del livello idrico delle zone umide, in particolar modo durante la stagione riproduttiva delle specie ornitiche presenti, al fine di evitare eccessivi sbalzi del medesimo; limitazione e controllo della presenza antropica presso i principali siti di nidificazione durante la stagione riproduttiva; istituzione di corsi di aggiornamento per addetti forestali che operano in aree RN2000, finalizzati al riconoscimento delle specie protette al fine di evitarne l’eliminazione incauta in occasione degli interventi selvicolturali e antincendio. Le misure previste, inoltre, specificatamente per la ZPS/ZSC del Bosco Pantano prevedono: pianificazione della manutenzione dei canali di bonifica rispettando i criteri di conservazione; il divieto di artificializzazione degli alvei e delle sponde (ovvero la cementificazione); redazione di un piano d’azione che preveda il ripristino ed il miglioramento delle condizioni idrologiche che consentano la conservazione degli habitat e delle specie.

L’impatto sulla fauna, presente all’interno dei canali e nell’area oggetto dei lavori, sarebbe tutt’altro che di poco conto ed è lo stesso studio di fattibilità ambientale, presentato dal consorzio, ad evidenziarlo: probabilità di immissione di sostanze inquinanti nell’ambiente, sottrazione ed alterazione della vegetazione e degli habitat faunistici, rischio di restare vittime del traffico automobilistico dovuto ai mezzi per il trasporto di materiale e disturbo arrecato alla fauna in fase di riproduzione. Tutti questi effetti negativi, però, vengono minimizzati nella riga conclusiva, priva di pareri tecnico-scientifici, che riporta: “Si tratta comunque di effetti reversibili e localizzati e pertanto possono ritenersi bassi. Non ci sono potenziali impatti su flora e fauna”. Una lampante contraddizione!

Ma la criticità più importante di questo progetto interessa proprio l’aspetto idrologico di quest’opera. Da tempo ormai il Comune di Policoro ha avviato una rete istituzionale volta alla tutela e alla salvaguardia del Bosco Pantano di Policoro. Lo stato critico del Bosco Pantano è dovuto proprio alla mancanza di acqua in falda, alla bonifica dell’area, alla costruzione della diga di Monte Cotugno e all’erosione costiera. Il tema principale di questi tavoli tecnici è stato proprio la necessità di un riequilibrio idrologico e la regressione del bosco planiziale igrofilo. Questa criticità, insieme a molte altre, è stata più volte portata al tavolo dalle associazioni GLC Lipu “Area delle Gravine” e Cova Contro alla presenza di rappresentanti del consorzio di bonifica, della Regione Basilicata e della Provincia di Matera. Consapevole di tutto questo, all’interno dell’elaborato, proprio il consorzio ammette, sia per le acque superficiali e sia per quelle sotterranee, un’alterazione dell’equilibrio idrogeologico dell’area e un’alterazione della qualità fisico-chimica- biologica.

Quindi, la maggiore impermeabilizzazione dei canali prevista nel progetto, la cementificazione di nuovi e la riduzione delle “perdite” porterebbe a rendere ancora più critica la situazione già molto precaria del Bosco Pantano. L’acqua in falda diminuirebbe, la desertificazione dell’area procederebbe ad un ritmo più veloce e la scomparsa del bosco avverrebbe con maggiore facilità. Come può la Regione Basilicata, consapevole della situazione attuale del Bosco, aver approvato un progetto di questo tipo, del tutto privo di VIncA?

Il Regolamento UE 241/2021 dispone che possano essere finanziati, nell’ambito del PNRR, solamente quei progetti che rispettino il criterio inderogabile del DNSH “Do no significat harm” ovvero “non arrecare danno significativo agli obiettivi ambientali”. In altre parole il finanziamento comunitario è subordinato al rispetto di tale principio, controllato attraverso l’adempimento di una serie di criteri tra cui “la protezione e il ripristino di biodiversità e degli ecosistemi”, evitando che l’intervento danneggi “le buone condizioni e resilienza degli ecosistemi o lo stato di conservazione degli habitat e delle specie, comprese quelle di interesse per l’Unione europea”. Appare chiaro, quindi, come il progetto, date le enormi ricadute negative che avrebbe sul Bosco, entri totalmente in conflitto con il principio inderogabile a cui il finanziamento è sottoposto!

Secondo i dati Istat, relativi al 2022, la Regione Basilicata detiene il record negativo nazionale per perdite idriche, con il 65,5% dell’acqua dispersa. Non sarebbe più logico utilizzare tali fondi del PNRR per iniziare la riparazione delle condotte esistenti?

Le associazioni GLC Lipu “Area delle Gravine” e Cova Contro, in un comunicato stampa, hanno sollevato le loro preoccupazioni in merito a questo progetto e le ripercussioni negative che potrebbe avere sul Bosco Pantano.

Nonostante le denunce e i tavoli tecnici il comportamento da parte degli enti (Regione, Provincia e consorzio di bonifica) non sembra cambiare nei confronti del Bosco Pantano di Policoro. Invece di cercare di iniziare a colmare le enormi inadempienze, la situazione sembra regredire. L’interesse economico viene sempre anteposto alla tutela del territorio e delle aree protette!

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